Da mesi ormai non si fa altro che parlare dell’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica, già operativo a partire dal 1 luglio scorso nel settore carburanti, con eccezione dei rifornimenti effettuati direttamente presso la rete distributiva stradale, e nei contratti di sub-appalto di primo livello che vedono, quale committente principale, una pubblica amministrazione.
 
Dal 1° gennaio 2019 entrerà in vigore l’obbligo di emissione della fattura elettronica tra privati. Gli studi professionali e le imprese dovranno mutare completamente l’organizzazione. Il nuovo adempimento viene percepito come un ulteriore aggravio degli oneri amministrativi che si aggiunge ai costi di gestione dell’attività aumentati, in taluni casi, in misura considerevole anche per effetto della crisi economica che ha investito il Paese negli ultimi anni. 

L’obbligo generalizzato non è ancora nemmeno entrato in vigore: posto che la manovra 2018 (legge 205/2017) ha stabilito l’avvio dell’obbligo esteso alla quasi totalità dei titolari di partita IVA a partire dal 1° gennaio 2019, tuttavia diverse disposizioni si sono già susseguite nel tempo (Circolari e Provvedimenti), tanto da rendere l’insieme una matassa complicata da districare, anche per chi ne avesse seguito l’evoluzione nel tempo. 

Per una trattazione completa non è possibile far altro che partire dal principio, ovvero dalla norma che ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica. Si tratta dell’articolo 1, comma 909, della Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (manovra 2018), che è intervenuto a modificare l’articolo 1 del decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 127 introducendo l’obbligo di emissione e ricezione delle fatture elettroniche riferite alle operazioni di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati in Italia. 

La decorrenza attuale della disposizione generalizzata, come si è detto – fatte salve ulteriori proroghe – è il 1° gennaio 2019. A partire da tale data, pertanto, tutte le fatture emesse da soggetti titolari di partita IVA (salvo coloro che sono esonerati per norma, come vedremo nel seguito), sia verso soggetti parimenti titolari di partita IVA (B2B) che verso soggetti non titolari di partita IVA (“privati” – B2C), dovranno essere in formato elettronico. 

L’obbligo vale esclusivamente per le operazioni effettuate tra soggetti residenti, stabiliti o identificati in Italia. Ciò significa che, laddove la cessione dei beni o le prestazioni di servizi vengano effettuate verso soggetti non rientranti in questa locuzione - e pertanto si tratti di cessioni o servizi intracomunitari, o rivolti verso soggetti extra UE – la fattura potrà essere formata ancora secondo le regole attuali, in formato analogico (ovvero su carta) o tramite procedure informatiche ma liberi da vincoli e dall’obbligo di transito preventivo dal Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Sarà comunque possibile emettere anche tali fatture in formato elettronico, così facendo si potrà evitare di ottemperare alla trasmissione (mensile) delle operazioni transfrontaliere, ma di questo parleremo in seguito. 

A partire dal 1° gennaio 2019, sintetizzando, in fase di emissione di fattura si potrà rientrare in una delle seguenti casistiche: 
  • Operazione verso Pubblica Amministrazione: obbligo di fatturazione elettronica PA (DM n. 55/2013);
  • Operazione verso soggetto “business” residente, stabilito o identificato in Italia: obbligo di fatturazione elettronica B2B;
  • Operazione verso soggetto “consumer” residente in Italia: obbligo di fatturazione elettronica B2C;
  • Operazione verso soggetto non residente, non stabilito o non identificato in Italia: formato libero.

È importante evidenziare in questa sede che nulla cambia rispetto al passato per quanto riguarda le operazioni intrattenute aventi quale controparte diretta un soggetto facente parte della Pubblica Amministrazione. In tal caso, infatti, permane il previgente obbligo di fatturazione elettronica secondo le particolari modalità ed il tracciato telematico previsto per la Fattura Elettronica PA. 

Diverse, invece, sia a livello di tracciato che di disposizioni normative sono le norme che riguardano la “nuova fatturazione elettronica”, ovvero quella relativa ai rapporti B2B e B2C. 

Per quanto riguarda i soggetti esonerati in toto dall’obbligo di fatturazione elettronica, si ricorda che – in conformità anche alle disposizioni europee in merito – non sono coinvolti i cosiddetti “soggetti minori”, ovvero: 
  • Contribuenti minimi di cui all'articolo 27, commi 1 e 2, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;
  • Contribuenti in regime forfettario di cui all'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

Questi soggetti, pertanto, non sono ora, e non saranno nemmeno a partire dal 1° gennaio 2019, obbligati ad emettere fattura elettronica per la certificazione delle loro operazioni attive. Tuttavia, dovranno anch’essi rapportarsi con la rivoluzione digitale del fisco, perché potranno risultare destinatari di e-fatture.
 
------------------------------- POSSIBILI VANTAGGI ------------------------------------------
 

I professionisti avvertono sempre di più il “peso” dello Stato che finisce con addossare loro una serie di funzioni per esigenze di controllo. Gli adempimenti previsti dalle disposizioni in tema di antiriciclaggio coinvolgono i professionisti nella lotta a fenomeni malavitosi. 

Anche in materia fiscale la tendenza è in continua crescita negli ultimi anni. L’obbligo di trasmissione dei dati delle liquidazioni Iva periodiche e il “nuovo” spesometro rappresentano solo due esempi degli ultimi adempimenti gravanti sugli esercenti arti e professioni. 

Per ciò che riguarda l’obbligo di emissione della fattura elettronica il discorso è parzialmente diverso. In alcuni casi l’emissione dei documenti in formato digitale potrà rappresentare un’opportunità anche in grado di semplificare i processi gestionali dell’attività. 

La semplificazione dovrebbe essere dovuta alla possibilità dei software utilizzati per la gestione del processo di fatturazione elettronica di “intercettare” una serie di errori che, ancora oggi, obbligano i contribuenti ad effettuare le relative correzioni con l’emissione delle note di variazione ex art. 26 del D.P.R. n. 633/1972. 

Alcuni esempi di errori “intercettabili” - Si supponga che il contribuente abbia emesso la fattura n. 1/2019 in data 10 gennaio 2019 e che per errore attribuisca lo stesso numero alla successiva fattura. Il software utilizzato dovrebbe “intercettare” la duplicazione della numerazione. Non dovrebbe essere così consentito al contribuente di attribuire alle due diverse fatture lo stesso numero. 

Lo stesso dovrebbe probabilmente verificarsi nel caso in cui l’Iva indicata nel documento emesso non corrisponda all’aliquota prevista dalla legge. Anche in tale ipotesi il cedente/prestatore potrà correggere la fattura prima di procedere all’emissione della stessa. 

Ravvedimento operoso - Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 disciplina l’emissione dell’autofattura. Ciò nell’ipotesi in cui il soggetto passivo, decorsi quattro mesi dall’effettuazione dell’operazione, non abbia ricevuto il relativo documento di acquisto al fine di esercitare il diritto alla detrazione del tributo. L’emissione dell’autofattura consente all’acquirente/committente, che non ha ricevuto il documento, di evitare l’irrogazione di una sanzione pari al 100 per cento dell’Iva relativa all’operazione. 

Il punto 6.4 del citato provvedimento prevede che “Per la regolarizzazione dell’operazione secondo le lettere a e b di cui all’articolo 6, comma 8, del decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, il cessionario/committente trasmette l’autofattura al SDI compilando, nel file fattura elettronica, il campo “TipoDocumento” con un codice convenzionale, riportato nelle specifiche tecniche del presente provvedimento, e le sezioni anagrafiche del cedente/prestatore e del cessionario/committente rispettivamente con i dati del fornitore e i propri dati”. 

Una volta emessa l’autofattura il contribuente dovrà provvedere ad effettuare il versamento dell’Iva, ma potrà utilizzare tale documento, trasmesso al SDI, per esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva. Non sarà più necessario consegnare un esemplare dell’autofattura all’Agenzia delle entrate. Anche questa precisazione è contenuta nel citato provvedimento direttoriale che così dispone “La trasmissione dell’autofattura al Sdi sostituisce l’obbligo, di cui all’articolo 6, comma 8 lettera a, del decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, di presentazione dell’autofattura in formato analogico all’Ufficio dell’Agenzia delle entrate territorialmente competente”. Tramite questa procedura l’acquirente/committente eviterà l’irrogazione della predetta sanzione che risulta essere completamente scollegata dall’autonoma sanzione eventualmente irrogata al cedente/prestatore qualora non abbia emesso la relativa fattura.
 
 
Fonte: Fiscal Focus - Informati S.r.l.