Con comunicato stampa diffuso in data 26 agosto 2014, l’Agenzia delle Entrate ha annunciato la pubblicazione di una guida relativa alle cartelle di pagamento nonché alla riscossione coattiva ei tributi iscritti a ruolo. Per prima cosa, viene specificato che la cartella di pagamento contiene l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo “entro sessanta giorni alla notificazione, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata”. Ulteriori chiarimenti concernono la sospensione legale della riscossione, di cui all’art. 1 commi 537 e seguenti della L. 228/2012, secondo cui Equitalia è tenuta a sospendere immediatamente ogni attività esecutiva e cautelare sulla sola base della dichiarazione del debitore ove viene dimostrato documentalmente che il credito è stato interessato: 1) da intervenuto pagamento; 2) sgravio; 3) sospensione amministrativa/giudiziale. Come ricordato nella guida, decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento senza che il contribuente abbia adempiuto, Equitalia può disporre il fermo delle auto. A tal fine, ai sensi dell’art. 86 del DPR 602/73, è necessaria la notifica di una comunicazione preventiva contenente l’intimazione ad adempiere nei successivi trenta giorni. Entro detto termine, il contribuente può dimostrare che il bene mobile è strumentale all’esercizio dell’attività e/o della professione, e, in tal caso, il fermo non può essere disposto. Inoltre, come prevedono gli artt. 76 e 77 del DPR 602/73 nella versione posteriore al DL 69/2013, il pignoramento immobiliare non può essere effettuato, come regola generale, per debiti nel complesso inferiori a 120.000 euro, e l’unica casa di abitazione del debitore non può mai essere pignorata, a prescindere dal menzionato limite, se vi risiede anagraficamente e l’immobile non è inquadrabile fra quelli di lusso. Per ciò che riguarda l’ipoteca, essa può essere adottata solo per debiti nel complesso superiori a 20.000 euro (termine che, per espressa scelta del legislatore, non coincide con quello per l’espropriazione immobiliare).

Come noto, nel caso in cui il contribuente non ottemperi spontaneamente al pagamento dei contributi, l’Agenzia delle Entrate può attivarsi per riscuotere coattivamente gli stessi, avvalendosi delle società di riscossione, meglio note con il nome di Equitalia, presenti su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della regione Sicilia: si tratta nello specifico di Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud.

Preliminarmente si ricorda che le somme che risultano dovute a seguito dei controlli, di qualsiasi tipo, e degli accertamenti effettuati dall’Amministrazione finanziaria vengono iscritte a ruolo che rappresenta un elenco, formato dall’ente impositore, contenente i debitori e le somme da essi dovute.

Sul punto si precisa che, a far data dal 1 luglio 2012, il DL n. 16/2012 ha aumentato ad € 30, in luogo del precedente importo di € 16,53, l’importo minimo previsto per procedere all’iscrizione a ruolo. Pertanto, a decorrere dalla predetta data non si procede più all’accertamento, all’iscrizione a ruolo e alla riscossione dei crediti relativi ai tributi erariali e regionali, quando la somma dovuta, comprensiva di sanzioni e interessi, non è superiore, per ciascun credito e con riferimento a un singolo periodo d’imposta, a 30 euro. Ad ogni modo, la disposizione in parola non trova applicazione se il credito

deriva da ripetuta violazione degli obblighi di versamento relativi a un medesimo tributo.

Una volta predisposto il ruolo, questo viene trasmesso agli Agenti della riscossione che procederanno:

alla predisposizione e notifica delle cartelle;

alla riscossione delle somme e riversamento nelle casse dello Stato e degli altri enti impositori;

ad avviare l’esecuzione forzata, in caso di mancato pagamento.

Si rammenta, al riguardo, che, a decorrere dal 1° ottobre 2011, relativamente ai periodi d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2007 e successivi, l’iscrizione a ruolo e l’emissione della cartella di pagamento non sono più previste per le somme contenute negli avvisi di accertamento (cosiddetti “accertamenti esecutivi”) emessi dall’Agenzia delle entrate ai fini delle imposte sui redditi e delle relative addizionali, dell’Irap, dell’Iva, delle ritenute e delle imposte sostitutive.

Gli Agenti della riscossione attivano le procedure per il recupero del credito inviando ai contribuenti, come primo atto, la cartella di pagamento, la quale può essere notificata al medesimo contribuente per il tramite del personale dell’agente della riscossione (o da altri soggetti abilitati dallo stesso Agente), ovvero in alternativa, per raccomandata con avviso o per posta elettronica certificata (PEC), qualora il destinatario della cartella risulti essere una società avente sede legale in alcune regioni del territorio dello stato.Con

Contenuto minimo obbligatorio della cartella di pagamento

- La descrizione degli addebiti le istruzioni sulle modalità di pagamento.

- L’intimazione a pagare entro 60 giorni le somme descritte.

- Le indicazioni per l’eventuale proposizione del ricorso.

- Il nome del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo e di quello di emissione e di notificazione   della cartella.

Trascorso il termine di 60 giorni per il pagamento della cartella (che decorrere dalla data di notifica della stessa), senza che il contribuente abbia ottemperato al versamento delle somme ivi indicate, saranno dovuti su detti importi gli interessi di mora per ogni giorno di ritardo, nonché l’intero compenso dovuto

all’Agente della riscossione (calcolato sul capitale e sugli interessi di mora) e tutte le eventuali ulteriori spese derivanti dal mancato (o intempestivo) pagamento della cartella.

In buona sostanza, qualora il pagamento avvenga entro detto termine, saranno dovuti i maggiori tributi dovuti e sanzioni, gli interessi delle leggi fiscali in considerazione, gli aggi di riscossione nella misura del 3,65%delle somme iscritte a ruolo, nonché le spese di notifica. Invece, se il pagamento avviene dopo, oltre agli importi sopra indicati, occorrerà versare gli aggi di riscossione sull’8% delle somme iscritte a ruolo, gli interessi di mora (con tasso attualmente pari al 5,14%) e le spese di esecuzione.

Peraltro, trascorso inutilmente il predetto termine, l’Agente della riscossione può avviare azioni cautelari e conservative, nonché le procedure per la riscossione coattiva su tutti i beni del creditore e dei suoi coobbligati (come, per esempio, il fermo amministrativo di beni mobili registrati e il pignoramento dei beni), posto che il debitore, a norma dell’art. 2740 del c.c., risponde dell’adempimento delle sue obbligazioni (anche tributarie) con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Per avere informazioni sugli addebiti riportati in una cartella di pagamento occorre rivolgersi all’ente impositore. In pratica, se il tributo dovuto è dell’Agenzia delle Entrate, ci si può rivolgere a qualsiasi ufficio dell’Agenzia e a i Centri di assistenza multicanale (telefonando al n. 848.800.444).

Sul punto, nella guida dell’agenzia delle entrate viene precisato che bisogna prestare attenzione all’ente impositore a cui rivolgere le necessarie informazioni e avanzare eventuali contestazioni poiché non tutte le cartelle di pagamento riguardano tributi erariali di competenza dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, per il tramite delle cartelle di pagamento può essere richiesto il pagamento di somme risultanti da contravvenzioni stradali, sanzioni amministrative di vario tipo, tasse comunali, contributi per iscrizione ad albi, eccetera.

In nessun caso, quindi, gli Agenti della riscossione potranno fornire al contribuente istante informazioni relative alla cartella, in quanto detti enti non conoscono i motivi per cui è stata addebitata la somma richiesta, ma potranno fornire soltanto informazioni riguardanti la situazione dei pagamenti e la notifica delle cartelle.

Per agevolare il contribuente, l’ente della riscossione (EQUITALIA) mette a disposizione di tutti i cittadini il servizio on line “Estratto conto”, tramite il quale è possibile conoscere la propria situazione debitoria senza recarsi materialmente allo sportello dell’Agente della riscossione: per accedere al servizio in argomento, è necessario disporre delle credenziali fornite dall’Agenzia delle Entrate per utilizzare il “Cassetto fiscale” (www.agenziaentrate.gov.it) o delle credenziali rilasciate dall’Inps per utilizzare i servizi sul sito www.inps.it.

Più precisamente, l’accesso all’estratto conto, permette al contribuente di visionare la propria posizione debitoria a partire dall’anno 2000, mentre per conoscere la propria posizione anteriore a tale annualità è necessario rivolgersi direttamente all’Agente della riscossione di competenza.

La legge n.228/2012 (legge di stabilità 2013) ha introdotto importanti novità in materia di sospensione e annullamento dell’attività di riscossione. Si rammenta, infatti, che, a decorrere dal 1 gennaio 2013, le società di riscossione incaricate devono sospendere immediatamente ogni iniziativa, finalizzata all’incasso delle somme iscritte a ruolo o affidate, se il debitore presenta una dichiarazione con la quale documenta che l’atto emesso dall’ente creditore è interessato da:

prescrizione o decadenza del credito (intervenuta prima della data in cui il ruolo è reso esecutivo);

provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore;

sospensione amministrativa o giudiziale;

sentenza di annullamento, totale o parziale, emessa in un giudizio al quale l’agente della riscossione non ha preso parte;

pagamento in favore dell’ente creditore, effettuato prima della formazione del ruolo;

qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito.

Come appena anticipato, per beneficiare della sospensione della riscossione in presenza delle suddette condizioni, è necessario però presentare apposita dichiarazione entro 90 giorni dalla notifica, da parte dell’agente, del primo atto di riscossione utile (o di un atto della procedura cautelare o esecutiva eventualmente intrapresa dallo stesso agente), allegando alla predetta dichiarazione ogni documentazione utile che legittima la richiesta sospensione (per esempio, la ricevuta di pagamento, il provvedimento di sgravio, la sentenza) e un documento di riconoscimento.

Il predetto modello di dichiarazione è disponibile presso gli sportelli di Equitalia e sul suo sito internet (www.gruppoequitalia.it) e può essere presentato agli stessi sportelli o inviato via fax o via email (gli indirizzi sono riportati sul modello), oppure tramite raccomandata a/r.

Nei successivi dieci giorni – che decorrono dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore - l’agente della riscossione trasmette all’ente creditore la dichiarazione stessa e la relativa documentazione allegata, per avere conferma dell’esistenza delle ragioni del debitore e ottenere, in caso affermativo, la trasmissione del provvedimento di sospensione, sgravio o annullamento del debito.

Sul punto, si precisa che, l’ente creditore è tenuto, comunque, a comunicare sia al debitore che all’agente della riscossione l’esito, positivo o negativo, della verifica sulla regolarità della documentazione prodotta; diversamente, trascorsi 220 giorni dalla presentazione della domanda, le somme contestate

vengono annullate di diritto.

Ad ogni modo, è bene precisare che:

non rientrano tra gli atti che possono essere oggetto di sospensione quelli non notificati dall’agente della riscossione (per esempio, un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, un avviso di addebito dell’Inps). Per tali atti, occorre rivolgersi direttamente agli enti creditori che li hanno emessi;

il contribuente che produce documentazione falsa è punito con il pagamento di una sanzione amministrativa dal 100 al 200% dell’ammontare delle somme dovute, con un importo minimo di 258 euro, oltre ad essere soggetto a responsabilità di carattere penale.

I termini di notifica delle cartelle di pagamento, per la riscossione di imposte dirette e Iva, variano in relazione ai diversi tipi di controllo.

La cartella di pagamento notificata al contribuente contiene uno o più bollettini di versamento precompilati, denominati Rav (in cui l’importo da versare è prestampato), che possono essere utilizzati solo se il pagamento avviene entro la scadenza del termine indicato.

Modalità di pagamento cartelle esattoriali

Pagamenti con i bollettini RAV

Presso gli sportelli dell’Agente della riscossione che li ha emessi, senza alcuna commissione aggiuntiva.

Presso qualsiasi sportello bancario, con applicazione probabile di una commissione d’incasso.

Presso gli uffici postali con applicazione probabile di una commissione d’incasso.

Presso i tabaccai abilitati con applicazione probabile di una commissione d’incasso.

Attraverso i servizi web e i call center delle società del Gruppo Equitalia che consentono il pagamento telematico o attraverso i servizi di home banking messi a disposizione dagli istituiti di credito e da Poste italiane.

Fuori dal territorio nazionale, il pagamento delle cartelle esattoriali può essere eseguito mediante bonifico sul conto corrente bancario indicato dall’Agente della riscossione all’interno della stessa.

La rateazione delle cartelle esattoriali

I contribuenti che non hanno la possibilità di pagare in un’unica soluzione il debito indicato nella cartella di pagamento, possono rivolgersi agli Agenti della riscossione per ottenerne la rateazione degli importi dovuti. E’ possibile, infatti, richiedere all’ente della riscossione, alternativamente:

un piano di rateazione ordinario fino a un massimo di 72 rate mensili (6 anni), in caso di temporanea situazione di obiettiva difficoltà;

un piano di rateazione straordinario fino ad un massimo di 120 rate mensili (10 anni) , in caso di comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica, per ragioni estranee alla propria responsabilità.

Ad ogni modo, l’importo minimo di ogni rata, salvo eccezioni, non può essere inferiore all’importo di € 100.

I piani di rateazione concedibili al contribuente

Tipologia di Piano Condizioni necessarie

PIANO DIRATEAZIONE ORDINARIO

Il  debitore  può richiedere  di accedere  a  un piano di rateazione ordinario quando  si  trova nell’impossibilità di pagare in un’unica soluzione il debito iscritto a ruolo, ma è in grado di far fronte all’onere finanziario derivante dalla ripartizione del debito in un numero  di  rate congruo rispetto alle sue condizioni patrimoniali.

Per debiti fino a 50 mila  euro  si  può  ottenere  la rateizzazione con domanda semplice, senza la necessità di dover allegare alcuna documentazione comprovante la situazione di difficoltà economica.

Per debiti oltre 50 mila euro la concessione della rateazione è subordinata alla verifica della situazione di difficoltà economica. L’agente della  riscossione analizza l’importo del debito e la documentazione idonea arappresentare la situazione economico-finanziaria del contribuente.

È possibile chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, anziché  a rate costanti, in modo da poter pagare meno all’inizio nella prospettiva di un miglioramento della condizioni economiche.

PIANO DIRATEAZIONE STRAORDINARIO

Il debitore può richiedere di accedere ad un piano di rateazione straordinario quando versa in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica legata alla congiuntura economica, per ragioni estranee alla propria responsabilità. Pertanto, possono richiedere una dilazione straordinaria i contribuenti non in grado di pagare il debito secondo la rateazione ordinaria, ma che, comunque, risultano solvibili in relazione alla rateazione concedibile.

Si  accede a un piano di rateazione straordinario fino a un massimo di 120 rate in presenza delle condizioni stabilite dal decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 6 novembre 2013, ovvero:

  per le persone fisiche e le ditte individuali con regimi fiscali privilegiati, quando l’importo della singola rata è  superiore al 20% del  reddito  mensile del  nucleo familiare del richiedente, risultante dall’Indicatore dellaSituazione  Reddituale (ISR) indicato  nel  modello Isee;

  per gli altri soggetti, quando la rata è superiore al 10%  del  valore  della  produzione  mensile. Inoltre l’indice di liquidità, ricavato dai dati di bilancio,  deve essere compreso tra 0,5 e 1.




I piani di rateazione sono alternativi, per cui il mancato accoglimento della richiesta di un piano di rateazione straordinario non preclude la possibilità di richiedere ed ottenere un piano di rateazione ordinario.

In caso di peggioramento della propria situazione di difficoltà che non consente più di sostenere il piano di dilazione in corso, sia ordinario sia straordinario, il contribuente può chiedere a Equitalia una proroga della rateazione a condizione che non sia intervenuta decadenza. E’ possibile, altresì, chiedere la dilazione di pagamento per nuove somme iscritte a ruolo anche quando si hanno già rateazioni in corso.

Il contribuente decade dal beneficio della rateazione in caso di mancato pagamento di otto rate anche non consecutive (decadenza che, in precedenza, era invece conseguente al mancato pagamento di due rate consecutive). Si rammenta, al riguardo che, i contribuenti che avevano perso il beneficio in base alle vecchie regole, cioè quelli decaduti dalla rateazione alla data del 22 giugno 2013, hanno avuto la possibilità di chiedere un nuovo piano con un massimo di 72 rate, presentando apposita richiesta entro il 31 luglio scorso.

Proroga della rateazione

Quando si decade dal beneficio, l’intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in un’unica soluzione e il carico non può più essere rateizzato.

La domanda di rateazione (nonché quella di proroga), comprensiva della documentazione necessaria, inclusa copia del documento di riconoscimento, si può presentare tramite raccomandata a/r oppure a mano presso uno degli sportelli dell’agente della riscossione competente per territorio o specificati negli

atti inviati da Equitalia.

Se la rateazione viene accordata, Equitalia notifica un atto che indica la ripartizione del debito secondo il numero di rate concesse. Le rate mensili scadono nel giorno di ciascun mese indicato nell’atto di accoglimento dell’istanza di dilazione.

Se la rateazione non dovesse essere accordata, Equitalia notificherà al contribuente istante il relativo provvedimento motivato di diniego.

Per le modalità operative di calcolo delle rate e di presentazione delle istanze, si rimanda alle direttive emanate dalla società Equitalia, disponibili sul sito www.gruppoequitalia.it., all’interno del quale è disponibile anche un simulatore di calcolo, che consente di conoscere, a seconda dell’entità del debito, il numero massimo di rate che l’Agente della riscossione può concedere e il loro importo.

E’ prevista la possibilità di estinguere le cartelle di pagamento, relativamente a tributi erariali (imposte sui redditi e addizionali, Iva, Registro e altri tributi indiretti, Irap, ecc.) e relativi oneri accessori (compresi gli aggi e le spese a favore dell’agente della riscossione) mediante compensazione con crediti relativi alle imposte erariali stesse, utilizzando nei sessanta giorni dalla notifica (pagamento tempestivo), il

modello F24 Accise (codice tributo RUOL).

Se il pagamento riguarda solo una parte delle somme dovute, il contribuente può presentare a Equitalia un modulo specifico (reperibile sul sito di Equitalia), con cui dichiara l’avvenuto pagamento in compensazione tramite F24 Accise e indica eventualmente a quale parte del debito erariale imputare il

pagamento. In quest’ultimo caso, la scelta dei debiti da compensare va effettuata:

entro 3 giorni dal conferimento della delega di pagamento, se il contribuente presenta il modello F24 Accise tramite banche, poste ed Entratel

contestualmente, se il contribuente presenta l’F24 Accise agli sportelli dell’Agente della riscossione.

La compensazione della cartella esattoriale con crediti d’imposta

Dal 1° gennaio 2011 non si possono utilizzare i crediti in compensazione nel modello F24 quando sono presenti debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori, di importo superiore a 1.500 euro, per i quali è scaduto il termine di pagamento. In tali casi è necessario estinguere prima i debiti erariali iscritti a ruolo e scaduti, prima di utilizzare in compensazione i crediti i disponibili.

Il divieto riguarda esclusivamente l’ipotesi di cosiddetta “compensazione orizzontale” (cioè, fra tributi di diversa tipologia tramite il modello F24). Resta, quindi, esclusa dal divieto la cosiddetta compensazione “verticale”, che interviene nell’ambito dello stesso tributo (per esempio, quella Irpef con Irpef).

L’inosservanza del divieto comporta l’applicazione di una sanzione pari al 50% dell’importo dei debiti iscritti a ruolo, fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato. Pertanto, la sanzione è commisurata sull’intero importo del debito, ma trova un limite nell’ammontare compensato. In buona

sostanza, in presenza di un debito di 25.000 euro e di una compensazione di pari importo, la sanzione sarà di 12.500 euro, ovvero il 50 per cento del debito.

Nel caso di compensazione pari a 18.000 euro la sanzione sarà sempre di 12.500 euro. Nel caso di importo compensato inferiore alla metà del debito, invece, la sanzione corrisponderà all’ammontare compensato: quindi, in presenza di un debito per 70.000 euro e di compensazione per 25.000 euro, la sanzione è pari a 25.000 euro.

Lo sgravio a seguito di autotutela dell’ufficio

Se  il  contribuente  ritiene  infondato  l’addebito  delle  somme  indicate  nella cartella, può presentare le sue contestazioni all’ufficio impositore, chiedendone l’annullamento   totale   o   parziale.   Se   l’ufficio   riscontra   che   l’atto   è effettivamente   illegittimo,   è   tenuto   ad   annullarlo   in   base   alle   norme

sull’autotutela e ad effettuare lo “sgravio” degli importi iscritti a ruolo. In tale circostanza,    l’ente    impositore    comunica    quindi    il    provvedimento    di annullamento a Equitalia, che interrompe le procedure di riscossione e qualora il contribuente avesse già pagato, quest’ultimo dovrà essere rimborsato dallo stesso Agente della riscossione.

Ricorso e sospensione della riscossione

Oltre  all’istanza  di  autotutela,  il  contribuente  può  impugnare  la  cartella  per chiederne l’annullamento totale o parziale. Al ricorrere di tale circostanza, il debitore  che  intende  impugnare  un  atto  della  riscossione,  come  la  cartella,  deve ricorrere:

  contro l’ente impositore (l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, per i tributi erariali) se contesta la legittimità della pretesa;

  contro l’Agente della riscossione se contesta vizi dell’attività dello stesso, cioè motivi di ricorso che riguardano l’attività svolta successivamente alla consegna del ruolo.

Peraltro,  il  contribuente  che  ha  presentato  ricorso  contro  una  cartella  di pagamento, se ritiene che  può subire un danno grave e irreparabile dal pagamento della   cartella,   può   produrre   istanza   di   sospensione   alla   Commissione tributaria  (sospensione  giudiziale)  oppure,  anche  contestualmente,  all’ufficio dell’Agenzia che ha emesso il ruolo.

Sgravio a seguito di decisione della commissione tributaria

Quando   una   cartella   di   pagamento   è   stata   dichiarata   illegittima   da   una Commissione  tributaria,  il  contribuente  ha  diritto  a  ottenere  lo  sgravio dall’ente  entro  90  giorni  dalla  notifica  della  decisione.  Contestualmente  allo sgravio, l’ufficio deve disporre anche il rimborso delle somme iscritte a ruolo eventualmente pagate dal contribuente prima della decisione. Il rimborso viene erogato presso l’Agente della riscossione.

Se l’ufficio competente non dispone in modo tempestivo lo sgravio, le norme del  contenzioso  tributario  consentono  al  contribuente  di  ricorrere  al  “giudizio  di ottemperanza”  per  ottenere  l’esecuzione  della  decisione  della  Commissione tributaria.  Questo  strumento  è  attivabile  solo  nei  confronti  delle  sentenze divenute definitive.